Il berretto a sonagli di S. Lo Monaco

Il berretto a sonagli debutta al Teatro Carcano il 9 novembre e rimane in cartellone fino al 20. La regia di Mauro Bolognini viene ripresa da Sebastiano Lo Monaco, già Ciampa nel 1996 diretto dal regista de Il bell’Antonio. Considerato troppo giovane e proprio per questo interessante nel ’96, Lo Monaco ritorna all’opera pirandelliana come interprete maturo e come regista.  

Di fronte alla messa in scena ci si rende conto di come la lingua di Pirandello assuma una dimensione di realtà quando diventa scenica. Conosciamo quanto l’autore di Girgenti ami le parole e insista sulla pluralità del senso, e la regia di Bolognini-Lo Monaco accarezza molti di questi strati.
Primo fra tutti il ritmo, che congiunge la frase di Pirandello sul Berretto “commedia nata e non scritta” a quella con cui Bolognini descrive la sua regia “viva e non scritta” che allude alla vitalità del racconto e dei personaggi .
Poi c’è l’attore, il corpo, il gesto. Il corpo è dominante come la parola, e aggiunge realtà a un contesto che è quello della Sicilia inizio secolo,  l’opera nasce per Angelo Musco in lingua siciliana e debutta a Roma nel 1917.

La regia di Lo Monaco trasforma il testo in un’opera corporea fatta di mani, di gambe, di fisico. Fisico è l’approccio di Beatrice- Marina Biondi, interprete dal corpo nervoso e sensuale, la cui voce è pervasa dall’isteria, è strozzata e drammatica. L’attrice circonda, comprime e dilata lo spazio della casa, che volutamente a mio parere, non è il salotto domestico.
Sebastiano Lo Monaco fa di Ciampa lo scrivano che fa la riverenza ma che precisa di avere “il senso fino” e che accentua in questa interpretazione l’umorismo, elemento determinante della poetica di Pirandello. Lo Monaco scompone il personaggio e lo fa come nessuno prima. È il suo Ciampa. Diverso da Eduardo, diverso da Randone.
Quando Ciampa entra in scena, dopo che lo scandalo è scoppiato, l’equilibrio del corpo scenico è totalmente innaturale. Se da una parte l’ordine  sociale e civile sono stati sovvertiti dall’altro il corpo appare stravolto, senza equilibrio. La corda è scordata.   

Nel Berretto si intreccia una componente dominante non solo della poetica di Pirandello, ma della sua intima vita, la gelosia e la follia, reale o presunta, della donna. Facciamo solo un passo nell’universo privato e coniugale di Pirandello, che Camilleri immagina così:
“Luigi dove sei? Che fai”.
“Qua sono. Sto scrivendo”.
“A chi? A qualcuna delle tue femminazze, eh? Tu a quelle fimmine le hai conosciute tutte?”
“Quali, fimmine, ‘Ntuniè?”
“Quelle che poi ci scrivi sopra una novella”
“Ma che ti viene in testa? Sono cose di fantasia. Non esistono!”
“Esistono, esistono”.
“Ma dove, santo Dio”.
“Nella tua fantasia, lo dicesti tu ora ora”.
E’ noto che la malattia della moglie Antonietta ha influito nella vita di Luigi, questo rende gelosia e pazzia sinonimo di femmina, un morbo che consuma dentro e fuori gli uomini.
Questo alimenta lo scenario della letteratura del periodo che delinea protagoniste pazze, chiuse in casa, sacrificate, malate. Non c’è una Madame Bovary, non c’è una Anna Karenina, le eroine ribelli sono legate a uno stato selvatico, come ne La figlia di Iorio, La Lupa, o sono protagoniste dall’equilibrio fisico e pscicofisico precario, come la Giacinta di Capuana o Nata di Tigre Reale.

Beatrice si ribella alla dimensione sociale che la condanna, e per lo slancio di libertà e di verità che la vede protagonista assoluta della scena viene relegata alla pazzia. La verità è sconveniente, sovverte i piani. Strappa i cieli di carta.
Ma per fortuna il pubblico sa la verità e a lui si rivolge Ciampa-Lo Monaco nell’ultimo minuto di metateatro, con un semplice ma coinvolgente “Ah, ma voi eravate qui?”.

Teatro Carcano dal 9 al 20 novembre
Il berretto a sonagli
regia Mauro Bolognini ripresa da Sebastiano Lo Monaco
con Sebastiano Lo Monaco, Marina Biondi, Clelia Piscitello, Claudio Mazzenga,
Isa Bellini, Franca Maresa, Rosario Petix, Elena Aimone.

 

 

 

 

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